BODY CIRCUS - Askosarte

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BODY CIRCUS

Eventi > 2014


Dell’ostensione e dell’ostentazione del corpo l’arte contemporanea ha fatto vangelo. Almeno per una parte significativa e in certi momenti dominante, il corpo è stato e continua a essere il luogo privilegiato, il Sancta Sanctorum del conflitto: «l’arte sceglie il corpo, un corpo usato, usurpato, abusato, mostrato, un corpo tagliato, ferito, drammatizzato, un corpo come perdita di sé, il corpo di Artaud e dell’atto di crudeltà, il corpo senza organi di Deleuze e Guattari, il bio-potere come disciplinazione culturale dei corpi di Foucault, il corpo che lotta, che si ribella, che indica la fuoriuscita dalle coercizioni del potere e che evidenzia i rapporti intrattenuti dai poteri/saperi sui corpi». Tutto questo perché, sempre con le parole di Francesca Alfano Miglietti, «il corpo è, per il potere, la sede privilegiata su cui far transitare i bisogni e i desideri, processi fisiologici e metabolismi, attitudini da controllare e reprimere». Corpo, dunque, come sede del controllo sociale e della repressione, corpo come “carnaio di segni”, come lo definisce Foucault e, per l’arte contemporanea, segno per antonomasia. Tuttavia, nonostante la dominanza di tale segno, non mancano artisti che sono riusciti, in un processo di sottrazione e occultamento del corpo, a comunicare tutta l’angoscia e la frustrante alienazione della contemporaneità negando la fisicità dei corpi e l’evidenza dirompente delle sue icone. È più efficace la rappresentazione della morte nei particolari anatomici fotografati da Andrés Serrano in un obitorio americano, che attraggono per il loro rigore formale e, allo stesso tempo, provocano repulsione per il loro crudo e raccapricciante contenuto o, piuttosto, gli algidi, asettici e vuoti ambienti fotografati da Lucinda Devlin, patinati quanto possono essere quelli di una rivista di arredamento, ma che altro non sono se non le “camere della morte” di diversi penitenziari americani, immortalati nella loro glaciale e intollerabile “pulizia” e nella loro disumana efficienza? E come interpretare i più recenti utilizzi del corpo in performance che ripropongono pratiche antiche come il fachirismo, la body modification, il cutting, la body suspension , la bloody art, per arrivare ai nuovi artisti del bondage e dello shibari,  in cui il corpo umano, anche se essenziale, diventa oggetto, mentre il soggetto che parla e si muove è la “corda”, appendice canapacea dei nervi del corpo: «fibre intrecciate che lentamente diventano calde carezze, effusioni d’amore che lentamente scompaiono per diventare tutt’uno con il corpo che veste e trasforma»,  in grado di esaltare quel corpo, trasfigurarlo, o paralizzarlo, e comunque di farlo rinascere sotto un’altra forma ed essenza, o con cui, secondo Dolcissima Bastarda, stilista del corpo e poetessa della creazione «si formano delle figure nuove, dove l’uomo di suo ha l’anima e gli occhi, mentre il suo corpo diventa arpa, oppure fuoco, aria, acqua, o terra»? è questo BODY CIRCUS, spettacolo di provocazione, fatto di scarnificazioni, menomazioni ed erotismo, che non vuole spettatori, ma esige testimoni e complici, in cui gli artisti si violentano e auto torturano, lacrimano sangue, si fanno appendere con delle catene agganciate alla schiena, fondendo reale e surreale tra voyerismo ed esibizionismo. Esasperazione dettata dalla moda, roba per fuorviati e guardoni o, piuttosto, ricerca di una identità non omologata al sistema, antidoto al declino,  trasgressione volta a sovvertire le convinzioni in materia d’espressione artistica? O, ancora, l’ennesimo sberleffo dell’arte alla contemporaneità malata e delle cui malattia anch’essa è, al contempo, testimone e complice?

Chiara Schirru –  Ivo Serafino Fenu
INNAMORAMENTO DELLE IDEE E FORZA DEL SOGNO
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