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FATHERS

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ISOLA MUTANTE

Il progetto ISOLA MUTANTE, pensato per festeggiare il decennale dell’attività artistica di ASKOSARTE, propone tre mostre distinte, FATHERS, FEAR e FAITH, che penetrano aree ben definite di pensiero, ma che in realtà, perseguono tutte l’inedita esplorazione del luogo - in questo caso la Sardegna - che è unità di presente ma anche memoria e inconscio culturale.

Gli artisti, attraverso le loro creazioni, indagheranno i segni e i simboli che spesso, e prepotentemente, filtrano dalle loro opere, per individuare cosa è ancora sentita come sacra memoria, cosa è davvero rimasto degli archetipi del passato, saldamente radicato nel DNA di chi appartiene per nascita o per scelta a questa terra, e cosa è invece in trasformazione.

ISOLA MUTANTE prova a porsi come osservatorio di queste massime alterazioni, nella consapevolezza che esista un continuum spazio temporale e che l’intreccio tra memoria e contemporaneo, sincroni nella creatività artistica, obblighino a reinventare un diverso spazio visivo, che fugga le retoriche turistico - celebrative per condurci, invece, in una sorta di segreto e intenso percorso.

A ospitare il ciclo di mostre sarà il Project Space di Solarussa, spazio inquieto e indipendente che agisce con l'unico scopo di promuovere l'arte contemporanea in provincia, favorendo momenti espositivi che stimolino l’incontro e la collaborazione tra artisti, e naturalmente, l’inserimento dell’arte pensata nell’isola, in una dimensione globale, in grado di confrontarsi con la contemporaneità.


FATHERS

14 luglio 2013
Project Space Askosarte
Via Trento, 16
Solarussa

a cura di Askosarte
Testi di Alice Rivagli




BARBARA ARDAU E MIMMO DI CATERINO_CINZIA CARRUS_SARA GIGLIO_IPERPLASTICOL_DANIELA E FRANCESCA MANCA_MICHELE MARROCU_TONINO MATTU_MICHELE MEREU_VALERIA MURGIA_NERO NEBO (ALESSANDRO MELIS E MICHELE PORSIA)_GIANMARCO PORRU_PROGETTO ASKOS (CHIARA SCHIRRU E MICHELE MEREU)_ALEXANDRA SAYED_ ALFREDO TANCHIS


"Ci tengo molto al mio orologio. Me l'ha venduto mio Padre sul letto di morte".

(Woody Allen)

La Rassegna Isola Mutante propone come prima mostra FATHERS, che affronta il tema del rapporto padre e figlio, analizzato dal punto di vista degli effetti che a lungo termine può provocare sui figli adulti. Figli di padri forti e presenti, simili a Super-io schiaccianti, o figli di padri deboli e incapaci di essere guide autorevoli.

Soprattutto le relazioni conflittuali con il padre, ancor più che con la madre, sembrano avere, secondo i più recenti studi, conseguenze riguardo all'identità futura. Un padre rigido e dispotico al pari di un padre fragile e depresso, possono generare nel figlio seri problemi d’identificazione.

Per Freud, la morte del padre, diventa uno dei temi più significativi della sua indagine psicoanalitica, e con il concetto del complesso di Edipo, impone il punto da cui partire per iniziare una qualsiasi, possibile terapia, atta a districare la vita psichica dei nevrotici di tutto il mondo.

Fatta questa premessa, è possibile provare a pensare l'arte (non solo però) anche come raffinato strumento per controllare gli angoscianti contenuti di alcune nevrosi umane; imparare a gestirle, può significare, per alcuni artisti, approdare nelle zone più selvagge e inesplorate della propria creatività.

E se l'arte sta all’artista come la vita sta all’uomo ne consegue che l'artista, così come l’uomo deve uccidere il padre per raggiungere la maturità e l’affermazione, si troverà costretto a passare sul cadavere del proprio genitore per fare spazio al suo genio. Sottrarsi all'autorità paterna significherà, infatti, nella vita come nell'arte, infrangere le regole che ancora intralciano la crescita personale e la pulsione creativa.

Artisti o no, ai padri non si scampa e di loro non è possibile fare a meno, per amarli, per odiarli, per salvarli e per ucciderli, per conoscere la regola da contraddire, perché essi traccino un limite da oltrepassare.

Resta l'inspiegabilità dell'estro che non si può confinare all’interno del processo psicopatologico, né si consuma con il ribaltamento del prestabilito.

Del resto, lo stesso Freud, esprime apertamente la sua rassegnazione di fronte al mistero del genio artistico, al cospetto del quale la psicoanalisi è costretta a deporre le armi.

Alice Rivagli
FATHERS

Ricerca della memoria e integrazione del passato nel presente, sono gli ingredienti che sostengono l'argomento oggetto di relazione e scambio nelle opere presentate da Askosarte nei locali Project Space di Solarussa.
La mostra intitolata Fathers, inaugurata il 14 luglio, è il primo dei 3 appuntamenti del progetto di arti visive Isola Mutante, ideato da Askosarte. Consiste in una esposizione collettiva di 16 artisti locali che si esprimono attraverso molteplici linguaggi espressivi, rielaborati in creazioni molto attuali quali fotografia, videoarte, installazioni e opere pittoriche.
Lungo corridoi illuminati dalla purezza delle pareti, percorrendo pavimenti arricchiti dalle preziose ceramiche multiformi dell'antica casa campidanese, si respira aria nuova, libera dalla rigidità degli stereotipi di un luogo istituzionalizzato, fervida ispiratrice per chi ama sperimentare e cambiare la propria forma o più semplicemente cimentarsi in sfide più creative.
Il Project Space ha una funzione catartica per gli artisti e soddisfa gli obbiettivi principali di Askosarte come quello di chiamare a lavorare artisti del territorio mettendo a confronto realtà di diversa esperienza estetica. All'interno di questa cornice autentica, ai confini della realtà, dove spazio e tempo non hanno più importanza, gli artisti di Fathers si sono messi alla prova elaborando azioni ed emozioni intorno al tema freudiano del Complesso di Edipo, il viscerale rapporto tra padre e figlio, come è stato introdotto dal testo di Alice Rivagli che ha presentato e spiegato il leitmotiv della mostra. Qualsiasi tipo di rapporto abbia legato l'uomo-artista al proprio genitore, sia stato di sottomissione a causa di un atteggiamento rigido e autoritario, oppure, al contrario, fragile e distaccato per l'eccessiva fragilità e inconsistenza della presenza paterna, è visibile proprio in queste opere, dove si percepisce l'intento di cancellare quel legame apparentemente inscindibile. E' il gesto creativo che rivela questa determinazione nella volontà dell'artista di liberarsi dal condizionamento paterno, compiendo in senso metaforico un parricidio e, nello stesso tempo, dando inizio al processo di identificazione del singolo come unità spirito-corpo.

ARTISTI:

Emblematica per il gesto liberatorio è la foto/video installazione di Michele Mereu, Toscanino, dove, in una cornice senza tempo, il ricordo del padre, il cui volto è coperto dalle fasce bianche, nella memoria dell'artista, si compie attraverso il segno tangibile del sigaro, l'odore prepotente e il gesto che si insinua nel ricordo come se fosse reale.
Intrigante la ragnatela di cravatte bianche come richiamo alla complessità di un rapporto vissuto, così come il cromatismo neutro in linea con l'Astrattismo del riquadro bianco nell'opera di Michele Marrocu, For Male. Al di là della citazione, l'oggetto “formale” cravatta riferito alla superficiale lettura
convenzionale propria dell'identità virile, il collegamento con il valore esplicitato nel titolo, è simbolicamente legato al sesso ma anche all'autorità dell'individuo che la indossa.
Aprono una parentesi pittorico-riflessiva due artisti che hanno seguito un differente percorso estetico: Tonino Mattu, fedele al linguaggio realistico del chiaroscuro, in Ritratto di mio padre rivela il volto dall'identità sfumata ma onnipresente; Alfredo Tanchis con l'opera Estraneo ai fatti evidenziando uno stile più vicino al nuovo Espressionismo, dipinge l'estraneità tra padre e figlio attraverso la lontananza fisica dove però sembra emergere la consapevolezza di un futuro, forse inconscio, avvicinamento.
Curioso e apparentemente provocatorio il dittico pittorico di Alexandra Sayed che propone   un'opera insolita dal titolo Pink Father. Un maiale rosa e una ragazza dal viso pesto sono i protagonisti di una scena ben inserita nel contesto del Pop Surrealismo contemporaneo. Sagace  l'accostamento della figura paterna, con cui la ragazza sembra vivere un rapporto niente affatto sereno, all'animale che più di tutti gli altri nella propria cultura è dispensato dall'essere mangiato.
In linea con la Pop Art americana nel collage Italy Pizza di Iperplasticol il tragico attuale momento della “crisi” viene sdrammatizzato con l'uso del colore e la rappresentazione delle principali icone emulate dall'italiano comune. Emblematica la figura di Garibaldi che resta dilaniata come una enorme pizza ritagliata.
Sempre nell'ottica di trovare la causa del disagio di una società contemporanea, Mimmo di Caterino e Barbara Ardau proclamano a gran voce Tutta la verità sui nostri padri, individuandola nel passato, in quel mondo apparentemente ordinato dei propri antenati da cui, invece, è scaturito il male di una catastrofe incolmabile.
Nel tentativo di fornire una esperienza biografica della personalità paterna, Daniela e Francesca Manca in Autoritratto di mio padre, rivivono e fanno rivivere a chi la osserva l'importanza di questa figura evidenziandone, attraverso lo specchio e i dittici fotografici (Suture e Da 100 a 1 anni), il grande spirito di adattamento e l'apertura intellettuale.
In senso del tutto opposto si colloca l'audioinstallazione di Sara Giglio In comunione con il padre, in cui l'artista riversa tutta la negatività di una relazione forse mai vissuta in modo profondo col proprio genitore, identificato inesorabilmente con il membro virile, strumento di procreazione.
Cariche di simboli riferiti all'importanza della memoria e alle origini storiche della propria esistenza, le opere di Progetto Askòs (Chiara Schirru e Michele Mereu) consistono in Blood Sacrifice, dittico fotografico dove il sacrifico di sangue simboleggia quello delle generazioni contemporanee e Carousel-
It'stime to fly, videofotoinstallazione dove è visibile l'acuta intuizione di mettere in corrispondenza analogica il volo dei bambini nella giostra con il volo paterno verso la guerra.
In memoria della guerra e del legame con il padre, il video Padre Patria di Nero Nebo (Michele Porsia e Alessandro Melis) evidenzia, accompagnato dalle note del pianoforte suonato da Gianfranco Fedele, non tanto il valore del rapporto padre/figlio trasferito sul piano affettivo e personale, quanto la consapevolezza di un valore collettivo nei confronti di un ruolo storico che sta al di sopra dell'esperienza individuale.
Come in un cortometraggio si dipana la storia della Sacro cuore di famiglia di Gianmarco Porru, imprigionato in un contesto familiare da cui sembra non avere il potere (o forse la volontà?) di liberarsi. L'artista conferisce alle singole immagini (il cuscino, la canottiera, le
due galline bianche e una nera, i coltelli, la lana di pecora, l'abito da confratello e il piede), un valore sacro suggellato dall'oggetto che presenta alla fine della serie, il cuscino col sacro cuore di Gesù. Gli spilli conficcati diventano col gesto performativo il tentativo di uccidere questa ossessiva catena imbrigliante.
Chiudono la ricerca fotografica due artiste che affrontano il problema del legame padre-figlia in modo introspettivo e psicologicamente efficace: il trittico di Valeria Murgia, Triplo Drift, con cui l'artista inquadra attraverso immagini di scorcio ma profondamente soggettive, la direzione che ogni esistenza sin dall'infanzia sceglie di seguire in relazione alla figura paterna e quanto la sua presenza o assenza risulti essere determinante nell'influenza di questa scelta; infine, la serie fotografica di Cinzia Carrus, Ciclo Aleph Zero, 4 immagini simboliche: l'uovo (Bereshìt I), la conchiglia (Bereshìt II), il mucchietto di frammenti (Mutuo Insegnamento), la giacca del padre attaccata all'appendiabiti con il mazzo di fiori per terra (De(a)d) che senza la (e) diventa Dad (padre), possono indicare un ciclo vitale universale, e nello specifico, il percorso individuale che sembra rivelare un rapporto fatto di essenza primordiale e verità nascoste.

Erica Olmetto
INNAMORAMENTO DELLE IDEE E FORZA DEL SOGNO
www.askosarte.it
askosarte@yahoo.it
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