NOVICIUM - Askosarte

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NOVICIUM

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SOLARUSSA_SPAZIO ASKOSARTE
(dal 22 novembre al 9 dicembre 2008)

Novicium >>1° evento espositivo, interno al progetto “troppo periferici>> fenomenologia dei margini, è proposto in una residenza campidanese, ripulita e adattata a luogo espositivo, che conserva, tuttavia, la sua "primaria" funzione di casa con bagno, studio e camera da letto (situata, quest’ultima) nel soppalco del project space.
L'happening consiste, in primis, nell'apertura al pubblico dell’abitazione (intimità di profumi e umori) e nella scansione che si è cercato di dare alle opere dei 20 artisti ospiti, tenendole il più vicino possibile al vissuto e reale natura della casa.
Nel cortiletto antistante l’abitazione, un intervento di Progetto Askos accoglie gli ospiti: una serie di fontane in alluminio da cui scende un rigagnolo rosso (l'ultima goccia) che dà il via alla confusione ambigua tra sangre e vino che aleggia in diverse opere di Novicium.
La location si mostra come una semplice casa campidanese con 2 sale, cucina, bagno e 4 camerette. Una scala di legno appoggiata sul muro dalla parte sinistra della prima sala, porta alla camera da letto situata nel soppalco, dove spiare la sequenza dell’amplesso dei due protagonisti del video del regista bosano Gianluca Nieddu (“l'appartamento”) dando l'impressione - a chi sale - di aver violato uno spazio off limits. Addormentata sul letto matrimoniale, adagiata sulla tradizionale coperta tessuta su telaio orizzontale a pipiones, una delle quattro inquietanti dreaming girls (the only doll that can dream really) di Francesca Pili del gruppo anestetica, donna bambola o bambola donna.
In entrambi i saloni, le opere di Marco Pili (barriera d’acqua e solitaria intellettuale), ultime creazioni dell’artista, frutto d’inesauribili approfondimenti e indagini attraverso segni, nuance e materiali, trasfigurati in narrazione artistica.
Nella stanzetta a sinistra, un dittico di Francesca Randi (colazione a letto) una coppia, nell’ordinato e confortevole talamo coniugale, si nasconde dietro una maschera; l’immagine a fianco immortala dei panni sporchi di sangue stesi ad asciugare.
Falsità e doppiezza degli amanti, o ri-generazione, cui il sangue (nonostante l’effetto splatter), riconduce, inevitabilmente, a pensare.
Monica Lugas congela in un’installazione (senza nome) una serie d’imbarcazioni bianche in silicone che raccontano di clandestini ed extracomunitari, parole bandite anche dal lessico giornalistico e televisivo per non urtare la sensibilità delle persone - meglio irregolari, migranti, immigrati, rifugiati, richiedenti asilo. Centinaia di bigliettini appesi a delle gabbie ne datano le morti in mare per annegamento, durante il tentativo d’immigrazione clandestina dal 1990 ad oggi.
Di diverso parla anche l'eXtracomunitario di Michele Mereu, girato sull'azione di un gruppo di minuscole formiche che lavorano alacremente (una colonna sonora ossessiva ne scandisce il tempo) disturbate dall'arrivo improvviso di un formicone nero che è attaccato e cacciato (e qui la musica cambia, diventa liturgica), film, a sua volta abusivo, tra quelli presentati dai 3 registi ospiti.
Sirio Sechi, il Volverine dagli artigli metallici, presenta due cortometraggi: niak ninja girato nel cortiletto di una casa del campidano in cui vediamo un irresistibile, anche se poco credibile, guerriero del Dragon Ball alle prese con l’onda energetica, e il delicato vida ’e kerku video d’animazione sulle corrotte speculazioni che sembrano alimentare gli incendi boschivi in Sardegna.
Turba invece red banana del giovane regista Paolo Zucca, pochi ma intensi minuti che lasciano il segno, e l’ironico e delizioso cabrio forever: affascinanti, entrambi, per la freschezza d’idee.
Nel salone il filmato siglato Barbara Ardau e Mimmo di Caterino - de i nuovi vizi “il conformismo” - breve ma incisivo, che riprende l’intervista ad un giornalista che non risparmia le sue crude risposte su uno sfondo di coreografie di balletti/pestaggi e manifestazioni che puntano l’indice sull’attualissimo tema (e le sue inevitabili conseguenze) dei tagli alla cultura.
Franco Casu esibisce nella stanza sotto la camera da letto, una successione di performance tenero/erotiche dei due supereroi superman e batman – demitizzandone, affettuosamente, la mascolinità -
Nel bagno, la vasca ospita l’installazione “sangria”, vino ma anche esplicito riferimento al sangre di cui, 4 scatti di Egle Picozzi (vorrei, non vorrei) sul muro d’accesso ai servizi, ne anticipano la visione, cristallizzando il suicidio di una ragazza all’interno di un box doccia.
Nella luce soffusa che rischiara l’interno, il Gruppo Sinestetico infiltra un personaggio, ripreso in primo piano, impegnato a riprodurre facce strane, mentre rivolge lo sguardo ammiccante in direzione del wc. (plastik).
L’installazione di Marta Fontana (liquido, desiderio liquido) è posta al centro del salone. Su un pannello bianco, 12 buste rosse (sangre/sangria) e nere su tre file parallele, racchiudono frammenti di sostanze organiche/inorganiche delle quali non si riesce a capire la natura, ma da cui emergono, prepotenti, simboli che lasciano appeso il pensiero.
Nella stanzetta vicino alla cucina, poggiate garbatamente sul caratteristico tavolo basso in pino di Svezia per lavorare il pane, appena velato di farina, all’interno di due piccole teche in plexiglas -colorato e in sospensione -anche il pane può essere rosa di Elisabetta Falqui.
Nella stessa stanza Lidia Bachis, artista della nuova figurazione italiana, romana di origini sarde, in trasferta in Sardegna con un dittico, piccolo ma prezioso (sapporo).
Roberto Serra, (gruppo anestetica) propone dance me to the end of love, un’elaborazione digitale in cui il neopresidente Baraka Obama, sovrastato dall’aquila e armato di Pac-Man, sembra apprestarsi a fare piazza pulita dei miti americani.
Ironica Chiara Demelio, (bacchina) che usa la citazione caravaggesca per mettere in mostra un’opera raffinata e intrisa d’erotismo, in cui destabilizza il concetto del nuovo, prestandosi lei stessa alla ricomposizione fotografica.
Pietro Sedda, infine, gioca con un non finito autoritratto bambinesco che (s)consacra, (s)drammatizza e re-inventa contenuti che fomentano dubbi su verità etiche e sessuali


Chiara Schirru
(askosarte)
INNAMORAMENTO DELLE IDEE E FORZA DEL SOGNO
www.askosarte.it
askosarte@yahoo.it
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