QUIXOTIC - Askosarte

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QUIXOTIC

Eventi > 2014
A cura di Alice Rivagli

in collaborazione con
Hanife Ana

artisti: Lucideddu, Daniela e Francesca Manca,Tonino Mattu, Michele Mereu


- che giganti? - disse Sancio Panza.

- quelli che vedi là - rispose il suo padrone - dalle smisurate braccia; e ce n'è alcuni che arrivano ad averle lunghe due leghe.

- Badi la signoria vostra - osservò Sancio - che quelli che si vedono là non sono giganti ma mulini a vento, e ciò che in essi paiono le braccia, son le pale che girate dal vento fanno andare la pietra del mulino.

- si vede bene - disse Don Chisciotte - che non te n'intendi d'avventure; quelli sono giganti; e se hai paura, levati di qua, e mettiti a pregare, mentre io entrerò con essi in aspra e disugual tenzone.


Don Chisciotte della Mancia_ Miguel de Cervantes


Nell'impenetrabile Don Chisciotte di Cervantes, se da un lato il protagonista appare come un dissennato che si muove spinto da una diversa percezione della realtà, dall'altra, il suo agire diventa una forma coraggiosa dell'essere se stessi e del seguire la propria visione, fosse anche ir-reale, abnorme, sproporzionata in relazione al limite umano, eppure segretamente in accordo con gli infiniti e diversi approcci all'esistere.

Del sogno di Chisciotte di aggiustare l'ingiusto e di raddrizzare lo storto, ciò che rimane, non è il fatto che sia riuscito o meno nell'impresa, il senso, semmai, sta nella bellezza del suo ideale, nel cammino percorso nel tentativo di realizzarlo e nella fedeltà ad esso, per quanto irragionevole e bizzarro possa sembrare. Il desiderio utopico di qualcosa di nuovo e di migliore in cui credere, visto non in maniera trascendente, ma come aspirazione che si nutre del presente.

Quixotic, traducibile anche con il termine visionario, non pretende di presentare riflessioni letterarie; si pone, piuttosto, come pretesto per seminare dubbi, sulle certezze acquisite, sull'omologamento, sul disfattismo imperante e sulla rassegnazione. Sulle regole imposte che spengono l'immaginazione e le speranze, impedendo la realizzazione di un progetto di esistenza che abbia un suo intimo senso.

È disubbidienza della poesia alla prosa del mondo, dell'immaginazione alla realtà, della diversità alla cosiddetta normalità.

Il Don Chisciotte che propone Quixotic è quello libero, che non soppesa le conseguenze né l'utilità delle sue azioni; che grida ai quattro venti e a chiunque incontra qual è questo suo ideale; libero dai suoi fallimenti, dallo scherno altrui, dall'essere preso per pazzo: il Don Chisciotte portato in mostra è libero perfino da se stesso.

Corrado D'Elia dedica uno spettacolo sul Don Chisciotte a tutti i grandi sognatori...


A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento. Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno. Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti. Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro. A tutti quelli che ancora si commuovono. Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni. A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato. Ai poeti del quotidiano. Ai "vincibili" dunque, e anche agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo. Agli eroi dimenticati e ai vagabondi. A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali, ancora si sente invincibile. A chi non ha paura di dire quello che pensa. A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà. A chi non vuole distinguere tra realtà e finzione. A tutti i cavalieri erranti. In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene...a tutti i teatranti.


Agli artisti, anch'essi irriducibili utopisti, con l'animo in fiamme, alla ricerca della vita per la vita.


Alice Rivagli








INNAMORAMENTO DELLE IDEE E FORZA DEL SOGNO
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